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Pepe Mujica. La felicità, il tempo, l’amore, il futuro | Un’intervista inaspettata

Non è stato un incontro concordato, né un'intervista preparata. Per questo, forse, abbiamo potuto parlare dei temi che mi stavano più a cuore, liberamente

Montevideo – La strada sterrata fra i campi, coi cani che corrono a una spanna dagli pneumatici, sviano l’idea di trovarti a dieci minuti dalla capitale. L’estate australe è silenziosa, in questo quadrato di campagna, abbastanza appartato dalla Ruta 1, la Brigadier General Manuel Oribe, da dimenticarne lo scivolìo delle auto. Il mondo era ancora quello complicato e sofferente che conoscevamo. Pochi giorni dopo, ancora una volta, tutto sarebbe cambiato.

José Alberto “Pepe” Mujica Cordano vive qui da moltissimi anni, in una casa di una cinquantina di metri quadrati, assieme alla compagna di una vita, Lucía Topolansky Saavedra. E qui abitavano anche durante gli anni, rispettivamente, da Presidente e da Vice Presidente dell’Uruguay, dal 2010 al 2015.

Non ero in Uruguay per intervistare “Pepe” Mujica, ma sapevo anche che questa era la versione che mi sarei raccontato.

Ha il volto impastato e dolce di un uomo che ha fatto la pace e la guerra, e che a suon di torture, privazioni e quasi cent’anni sulle spalle ha scovato una possibile felicità. Ed ha la necessità di pronunciarla, di animarla, di renderla politicamente desiderabile. E’ un vecchio ben voluto dai giovani, che incarna le cose che dice, ed è un piacere ascoltarlo parlare, osservarlo zittirsi mentre ricorda, sorprendersi a pensare qualcosa di bello mentre gli stai accanto.

Eppure, di nuovo sotto il sole mentre ci allontanavamo da quel luogo e da quel giorno, ho provato la malinconia delle cose che non tornano.

Oggi gli avrei rivolto una domanda ancora, se solo avessi saputo ciò che stava per accadere, o l’avessimo incontrato pochi giorni dopo:

quanta paura dobbiamo avere della natura, rispetto a quanta dovremmo averne di noi stessi?

Ma veniamo a Mujica…*

(…) “la schiavitù moderna, la gente che deve lavorare lavorare moltiplicando la necessità di cose materiali. Tutti i giorni c’é bisogno di comprare cose nuove. Pagare bollette, pagare bollette… è da pazzi… la vita è pagare bollette. E non rimane il tempo per gli affetti, per le relazioni personali…”

Cos’è la felicitá?

“E’ avere tempo per coltivare gli affetti. Le cose sono inerti, gli affetti sono una peculiarità delle cose vive e ci vuole tempo.

‘Non voglio che a mio figlio gli manchi niente’, però il tempo che dovresti dedicargli lo sostituisci con giocattoli e cose che gli compri, però non gli dai tempo umano.”

Che significato ha il tempo?

“Il tempo si commisura nell’esistenza e inevitabilmente e… c’é una vecchia risposta: vogliamo vivere, vero? 

E’ la peculiarità di tutte le cose vive e questo ci dà una quota di egoismo. Lottiamo per la nostra vita. Però noi umani siamo gregari, non possiamo vivere in solitudine. Dipendiamo della società.

Da un lato abbiamo un germe egoista e dall’altro siamo condannati a coltivare la socialità perché non possiamo vivere in solitudine. Non c’è felicità nella solitudine. La felicità significa condividere e cosa condividiamo?, alla fine condividiamo il tempo della nostra vita.

Se il tempo lo usiamo per comprare cose materiali, allora non abbiamo tempo per coltivare le relazioni umane. Bè, vediamo la culla europea: una quantità di gente sola e la solitudine in mezzo alla gente, è orribile! Orribile…
Perché alla tua età l’amore è ancora un poco… meccanico. Alla mia è una dolce abitudine. Ha bisogno di tempo. Come vivere senza amore e senza relazioni umane? Non è una vita umana. Senza questo non ha senso. Ci trasformiamo in un oggetto e non possiamo essere un oggetto.

E il capitalismo ci ha portato a generare una cultura domandante che ci mantiene sommersi in un’ansia di cose materiali permanente. La filosofia del capitalismo, oggi, è la tecnica del marketing: ci guidano tutto, guidano le nostre emozioni.

Si sono appropriati del campo delle nostre emozioni e lo trasformano in valore. Tutto finisce per essere merce. Ma ci sono cose con non sono merce, non possono.

Però non puoi cambiare il mondo! E’ come una strada piena di auto… Tu non puoi evitare che passino le auto. Devi imparare ad attraversare la strada senza che le macchine ti investano.

Tu non puoi cambiare il mondo ma puoi cambiare la tua vita perché non ti trascinino via.

C’è un margine possibile di libertà, però dipende da ciascuno… non entrare in questa pazzia che ti porta via.

Io non faccio apologia della povertà, ma della sobrietà. Avere il necessario per vivere e nulla più, nient’altro. E avere tempo, tempo libero per fare. L’unico momento che è libero è il tempo nel quale fai della tua vita quello che ti piace.

Bè, se tutto è obbligo, obbligo, non sarai mai libero.

Si appropiano del tempo della tua vita, perché lo trasformano in obbligo.

Però tu non puoi comprare gli anni della tua vita, la vita se ne va, è un’avventura che se ne va…

Alla fine il tempo è la cosa più importante della vita, però sarà finito!”

Continua a frullarmi per la testa quella cosa che disse alcuni anni fa, e alla quale la mia testa mi rimanda ogni volta che penso a lui: l’animale uomo resta essenzialmente un animale utopico, nel senso che ha sempre bisogno di qualcosa in cui credere, perché se non ci si innamora di qualcosa non ha senso alzarsi tutte le mattine e continuare a lottare. Torno al qui e ora e gli chiedo: riesce a vederlo, il futuro del mondo?

“Non so, eh.. mi fa un po’ paura. Spero di sbagliarmi.

Leggevo dell’intelligenza artificiale: sono stato in Giappone… Meraviglioso. Io però non voglio questo… è da horror… da horror. Un ragazzo non supera un esame e si suicida. Perché devi essere competitivo, è da pazzi… da pazzi. Però in Europa hai rifugio.

Sono stato in montagna, nei paesini abbandonati d’Italia, sono divini… sono divini! I miei antenati dal lato materno sono di un paesino a 70 km da Genova, Favale di Malvaro si chiama. Eh… in montagna è tutto abbandonato, c’è poca gente. La gente se n’é andata a Genova, Milano, nelle grandi città. In Spagna anche, uguale. I miei antenati stavano in montagna, avevano fatto terrazze in pietra nella montagna. Era povera gente, avevano lavorato come… é tutto abbandonato… tutto abbandonato.”

E tu che fai?, è lui stavolta a fare la domanda…
Gli racconto qualcosa che è come avessi sulla punta della lingua da qualche anno, e termino dicendogli della libertà, sì, di una forma di libertà che sto cercando, e che so non esistere, però. Così controbatte:

“Guarda… è probabile, se come libertà intendiamo seguire il cammino dei nostri desideri e inclinazioni, la libertà esiste.

Se per  libertà intendiamo che possiamo determinare i nostri desideri e inclinazioni, la libertà non esiste.

Più chiaramente: le emozioni, il nostro codice genetico, la nostra ideologia sono molto più importanti di quello che sembra. Siamo profondamente emotivi, più che razionali.”

Che forma ha assunto il capitalismo?

“Il segreto del capitalismo è appropriarsi delle nostre emozioni e condurci non con la ragione, ma suggerendoci emozioni. Questo è già qualcosa di vecchio.

Guarda… io 40 anni fa, 50, ero in carcere. Ricordo d’aver letto una rivista dell’epoca. Il sociologo americano Vance Packard. Già in quell’epoca denunciava la Ford e la GM. Avevano psicologi e avevano studiato che determinati colori le donne li privilegiavano… Allora, si preoccuparono di tappezzare l’interno delle auto perché le coppie giovani andavano assieme a vedere l’auto che compravano e determinati colori inconsciamente sensibilizzavano la donna che diceva all’uomo: ‘hey compra questo!’

E’ una cosa incredibile, come ci controllano. La quantità di scienza che è impiegata per governare e dominare l’interiorità… Sono dei figli di puttana! Utilizzano la conoscenza e la scienza per pilotare l’uomo al meglio che possono.

Tutto questo metodo del marketing, tutto questo sembra superficiale… no no no… è tutto studiato. Coca Cola è da 100 e più anni che rompe i coglioni e così via… lavorando sulla mente dei bambini.”

Al capitalismo serve esclusivamente il risultato.

“E probabilmente una volta arrivato alla mia età o più, sarai presente all’ingiustizia più grande della Terra. Perché chi ha molti soldi vivrà fino a 150/200 anni. Potranno sostituire gli organi. Prolungano, stirano la vita. Però sì, quelli che hanno molti soldi. Quelli che non ce li hanno, non avranno questa fortuna.”

Come procedono gli studi e la scuola? (il riferimento è alla Escuela Agraria Rincón del Cerro, che sorge accanto all’abitazione di Pepe Mujica, e da lui finanziata in modo significativo)

“Vanno bene, ora sono in vacanza fino a marzo. E’ una scuola per bambini già grandi, dai 12 anni in su.

Abbiate fortuna… la fortuna sta qui (indica la testa). Aiutatela con la testa.

Non puoi cambiare il mondo, però puoi… se questa pazzia non ti porta via…”

-Cristiano Denanni


*Ho deciso di mantenere la forma colloquiale della chiacchierata e di non editarla.

Grazie a Luca Mattaliano per la traduzione dell’intervista


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