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Il mio Sud America | Piccola preghiera per un amore

Una preghiera personale e sentimentale sui miei viaggi le mie letture e i miei ricordi e riferimenti sudamericani. Puoi leggerla, guardarla e ascoltarla...

In questi anni di viaggi sudamericani, certo pochi e brevi rispetto a tutta questa vastità, mi è capitato più d’una volta di chiedermi che stessi cercando e cosa fosse questa “materia” brulicante e labile che sfioro e che inseguo. Cosa ci fosse dietro e attorno, ma soprattutto sotto. Come un magma sopra il quale si compiono passi e si fan discorsi che ne sono però soltanto la cima ed il fumo, di questo cratere acceso e vivo.

Ho fatto ricorso a tutti i riferimenti che fin da ragazzo ho maneggiato, che riguardassero questa altra parte del mondo. Facile fare nomi e dire, che so… Humboldt e Galeano, dire Borges e Rulfo, oppure ricordare “Sudamerica e tutti i sud del mondo“, Minà e Fabio Rodriguez Amaya, pensare a Quino e a Mafalda, a Rayuela o alla Conquista, a Moctezuma e agli Inca, agli scempi ambientali della Chevron e alla persecuzione secolare dei Mapuche.

Qualche giorno fa, passeggiando per Cusco e poi per Lima o Arequipa, pensavo e ripensavo a cosa potessi aver capito. Ma, al solito, più ti avvicini e raccogli, e meno comprendi. Così continuerà a funzionare, probabilmente, anche per i viaggi futuri, e per gli incontri ulteriori. A un certo punto, durante quelle passeggiate, mi sono ritrovato a non far altro che incasellare tracce e momenti, come indizi di un soggetto troppo anteriore e al contempo successivo alla mia piccola ombra, per poterlo “vedere” davvero nella sua interezza.

E quindi? Quindi mi accontento, ma sono contento. Mi basta continuare a raccogliere, come si fa per le cose più grandi che incontriamo nel cammino.

Perché il Sud America è una foresta immensa di vento che non puoi abbracciare, ma puoi fartici abbracciare. Eccola la contentezza

Il Sud America dei libri di Galeano, appunto.

Il Sud America delle vene aperte, del saccheggio, della leggenda e della Storia.

Il Sud America delle strade di fango e delle case di mattoni inconcluse.

Il Sud America dei bambini che ti sorridono dalla polvere, che corrono incontro al treno per salutarti.

Il Sud America della Valle Sacra degli Inca.

Il Sud America degli Stati Uniti e della CIA.

Il Sud America delle colonie e dei crocifissi.

Il Sud America della superstizione e delle rivoluzioni.

Il Sud America della malinconia.

Il Sud America di Botero.

Il Sud America di Ursula Buendìa. Della fantasia al potere dei nostri anni ’70 e dei locali di mezza Europa chiamati Macondo per illuderci d’aver capito qualcosa di qualcosa di cui non abbiamo capito quasi nulla.

Il Sud America del discorso per il Premio Nobel di Màrquez.

Il Sud America che abbiamo travisato per nostro comodo.

Il Sud America paradosso e contraddizione. Anche se la contraddizione non esiste. E’ soltanto un altro modo di chiamarla vita.

Il Sud America che avresti voluto ma che non sei mai stato.

Il Sud America dove torni per capire sempre meno.

Il Sud America che ti ricorda che la mappa del mondo l’abbiamo appesa dal lato sbagliato.

Il Sud America che non vuol dire niente.

Il Sud America dell’albero di Natale a un metro dal Rìo Magdalena.

Il Sud America di Humboldt, è vero.

Il Sud America di quell’uomo che mi chiese di fotografarlo davanti alla porta di casa fiero di fianco al suo cane perché mi disse che quello era tutto ciò che possedeva.

Il Sud America che mi ha aiutato quando sono caduto.

Il Sud America dove ho intuito un altro modo di essere umani.

Il Sud America della Buenos Aires di Borges, dei Giusti.

Il Sud America di Beatriz, Beatriz Elena, Beatriz Elena Viterbo, perduta per sempre.

Il Sud America degli Yaghan, dei Mapuche, dei Quechua, di chi ha combattuto, di chi ha resistito, e di chi è scomparso.

Il Sud America di Allende e dell’11 settembre.

Il Sud America dove ho sentito il tuo nome.

Il Sud America dove ti ho persa.

Il Sud America che pensavo fosse una distanza.

Il Sud America dei grandi parchi medicinali nelle città.

Il Sud America degli infiniti suburbi.

Il Sud America dove mi manchi in tutte le terre del mondo.

Il Sud America dove non mi dovete cercare.

Il Sud America dove sapete di trovarmi.

Il Sud America dei grandi palazzi di solitudine del potere.

Il Sud America di Roa Bastos e del “Supremo“.

Il Sud America dei Cronopios e dei Famas.

Il Sud America della corruzione e della gentilezza.

Il Sud America di Pepe Mujica e del discorso sulla felicità.

Il Sud America dei bambini in abito da scuola.

Il Sud America di tutto quello che c’è ancora da fare. Perché il Sud America è il futuro.

Il Sud America prova struggente che il mondo non è fatto di buoni e di cattivi.

Il Sud America arte del sorriso.

Il Sud America della fatica.

Il Sud America di Juanita, la bambina del gelo.

Il Sud America del saluto a mani giunte di Antonella.

Il Sud America di Villa Grimaldi e dei voli della morte.

Il Sud America delle donne che nel deserto cercano ancora.

Il Sud America dei desaparecidos e dei loro figli venduti ai loro aguzzini.

Il Sud America di Violeta Parra di Jara di Benedetti di Neruda.

Il Sud America dove ho lasciato tutto quello che conta.

Il Sud America delle madri e delle nonne di Plaza de Mayo.

Il Sud America dei pesciolini d’oro di Aureliano.

Il Sud America di Sur e di Solanas.

Il Sud America dei campetti da basket in mezzo al nulla.

Il Sud America del Plan Condor.

Il Sud America che non hai capito perché…

Il Sud America della Colombia che dice no alla Novartis.

Il Sud America dell’Argentina che tradisce i Mapuche e la propria costituzione, una delle più avanzate del mondo.

Il Sud America della abuela Cristina Calderòn.

Il Sud America dove tornerò per imparare a perderti.

Il Sud America di quella corriera per Esmeraldas dove venni crocifisso dagli occhi di un bimbo attaccato al seno della madre.

Il Sud America degli autobus carichi di follia.

Il Sud America degli occhi di migliaia di bambini, messa dell’umanità.

Il Sud America di Benetton e di tutto quello che fa sempre comodo non raccontarci.

Il Sud America dove mi scrivesti di continuare ad andare verso Sud, di continuare a viaggiare.

Il Sud America che non hai capito, ma che hai capito che ha a che farti.

Il Sud America d’illuminazioni fortuite e di notti di latrati di cani.

Il Sud America della violenza.

Il Sud America di una dolcezza immensa.

Il Sud America represso e ribelle.

Il Sud America a cui abbiamo tolto.

Il Sud America al quale, come disse Gabo, potremmo anche solo provare a voler bene.


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